Distanze ravvicinate

The Eye, digital painting, 2019

Ci penso su da un po' e negli ultimi tempi si fa sempre più chiara l'idea che la più grande consapevolezza derivi dall'aver sperimentato e affrontato la più grande delle ombre.
È strano, come se ci si trovasse sull'orlo di un burrone ai confini del mondo con tutta la distesa del cielo e quella dell'abisso di fronte. Essi si fondono. Si ha costantemente coscienza di entrambi, li si sperimenta contemporaneamente.
Guardare l'orizzonte, l'esatto punto in cui si compenetrano, sembra il modo più saggio di muoversi per non smarrire la via: puntare come una freccia alla meta più lontana senza perdersi nell'inconsistenza provocata dagli abbagli di luce o farsi inghiottire dal buio, con la fiducia di un percorso che si creerà da sé, passo dopo passo. Ed è tutto presente nello spazio mentale.
Dentro di noi si trova la più totale delle completezze; per scoprirla abbiamo bisogno di vivere e passare da uno stato di incoscienza e di spensieratezza ad uno fortemente traumatico, difficile, in cui una parte di noi si frantuma per darci la possibilità di rimettere in piedi il tutto raccogliendo i pezzi autentici di quello che siamo e amalgamandoli insieme alla  consapevolezza di quello che è stato, le componenti nuove.
È estremamente difficile convivere con questa coscienza poiché porta ad una condizione di awareness continua che stanca e affatica reggendoti in piedi con la forza di una roccia nello stesso preciso momento.
***
Le parole che non trovavo qualche giorno fa, le ho trovate adesso e non sono neppure complete.

Comments

  1. Se l'occhio può guardare dentro l'anima, forse potrebbe scoprire che c'è del vero nella concezione indù secondo la quale il divino alberga dentro ogni umano...

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    1. Esattamente. Fa paura, paurissima, ma dentro di noi c'è tutto.

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  2. Splendida anche questa.
    La domand sempre quella: posso usarla ? ;)

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    1. Ovvio, Nick!
      Ormai è un accordo non scritto xD

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