The Moon as I saw Her: un racconto.


The Moon as I saw Her
pencil and ink on paper, 2018.
Original piece.

Quella notte mi svegliai in preda all'affanno.
Sogni tormentati avevano ghermito il mio sonno fino al punto estremo del soffocamento. Ero sudato, sudicio fino alla cinta dei pantaloni e sentivo gli occhi sgranati scrutare il buio in cerca del conforto che solo la vista di un oggetto familiare avrebbe potuto procurare.
D'un tratto cominciai ad abituarmi alla luce naturale e la mia camera si tinse di un blu intenso, la luna fuori era gialla e tracotante di luce solare e la intravedevo dall'intelaiatura della finestra, mentre il respiro, pian piano, tornava a normalizzarsi.
Rimasi seduto sul letto con le gambe leggermente piegate in su e le braccia poggiate sulle ginocchia, il volto rivolto all'esterno: non ricordavo nulla dei miei incubi e forse era meglio così, la proiezione delle mie ansie e frustrazioni a volte poteva essere terribile e di visioni di quel genere ne avevo già abbastanza di giorno. Paradossalmente, in quell'attimo senza tempo che aveva seguito il delirio mi sentivo rilassato, per un momento, la durata infinita di qualche minuto, potevo godermi il lusso di stare solo con me stesso, senza che alcuna incursione dall'esterno potesse disturbarmi. Chi sarebbe mai potuto essere sveglio a quell'ora per pretendere qualcosa da me? Ero solo io, io e quella splendida luna che come una attraente donna faceva affondare il mio viso sul suo seno morbido di luce. 
Un sorriso, di quelli che non disegnavo da tempo, colorò il mio volto. Un'epifania di serenità si era spalancata di fronte ai miei occhi d'improvviso, non sentivo nemmeno più il sudore sulla pelle e non volevo tornare a dormire. Avevo deciso che avrei seguito il lento moto lunare fino al mattino, che avrei assistito all'ingresso dell'alba ed al primo timido sbadiglio del sole. Avevo deciso che quella notte sarebbe stata mia, nonostante nessuno potesse essere in grado di testimoniarlo e non avrei fatto nient'altro che guardare fuori dalla mia finestra, seduto sul letto con le ginocchia leggermente sollevate ed i gomiti poggiati su di esse.
Quella notte era stata un regalo fattomi dal sacrificio terribile dell'incubo, che parve adesso solo un brutto ricordo del passato; il mio sudore e le mie lacrime trovavano adesso un respiro che si muovesse al loro passo ed io amai quella notte: l'amai come non avrei potuto amare mai nessuna altra donna.

Alessia HV
data originale 15.03.2018

***

Scusate, non scrivo né pubblico i miei 'racconti' da molto tempo, ma in qualche modo sentivo di dover farlo.
Il punto di vista è spesso incarnato da una figura maschile anche se adesso sento di avere la maturità giusta per inserire anche il femminile nei miei pensieri, quel lato materno e riflessivo al contempo che sembra essersi sviluppato nella mia personalità negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi mesi.
Buona giornata a tutti.

Comments

  1. Brava Alessia, mi è piaciuto!

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    1. Grazie Ivano, se hai qualche dritta esprimi pure!

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  2. P.S. Io non vedo nessun captcha nel tuo spazio commenti.

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    1. Lo so, avevo cambiato il messaggio quando avevano inserito i captcha prima di commentare e poi ho dimenticato di modificarlo. A breve lo farò!

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  3. Beh, direi che ci sei riuscita.
    È un "monologo" molto introspettivo, con venature sognanti.
    Brava.

    Moz-

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  4. Un'interpretazione molto particolare della famigerata "notte insonne" che in caso di incubi capita a tutti noi...

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    1. A volte capita anche senza incubi e totalmente per caso e diventa un momento molto particolare, quasi di purificazione. Grazie Ariano per il tuo parere!

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