The head - My head

Collage digitale e su cartoncino

The head, my head, where is my head?

Avevo pensato stanotte ad una riflessione che riguardava l'ego e la coscienza, pensavo come probabilmente questi due stati rapprensentino due diversi livelli di pensiero, uno più primitivo ed uno più evoluto ma che non formino necessariamente una dualità.
Sin da bambina io ho sempre avuto il presentimento di essere doppia, di avere questa dualità fortissima che non sono mai riuscita a gestire in modo sano e naturale, questo continuo dialogo in testa fra due cose che coesistono con la stessa forza e con la stessa presenza, una sorta di trinità se poi ci si aggiunge una terza persona che sono poi io stessa che cerca di dialogare con entrambe e di appacificarle; mentre però in passato non ne uscivo completamente adesso mi sto trovando in una situazione in cui sto provando a gestirle, a capirle cercando il più possibile di non farmi spaventare.
Carmelo questa mattina mi ha fatto un discorso molto importante che trovo in qualche modo collegato a tutta questa riflessione e a questo cercare di raccapezzarmi: dove sono io in tutta la vita che ho vissuto fino ad ora, come ho assorbito tutte le cose che mi sono accadute, belle o brutte e come posso cercare di riscoprirmi, anzi di scoprirmi provando a creare un'armonia con i ricordi e con i traumi?
Il discorso è stato molto più pregnante e complesso, ovviamente, ma più di tutto è stato bellissimo perché mi ha ridato molta fiducia, la fiducia di una persona che mi vede nonostante tutto, di una persona che ha fiducia in quello che posso essere, più fiducia di tanti che mi hanno conosciuta e stati accanto; io questa fiducia la tengo cara a me e vicina perché un po' mi guida dove non vedo niente o dove mi contorco nel nulla, ma sto cercando anche di farla provenire da me stessa, di mettere dei punti fermi e di rendermi conto che la volontà è e può essere molto più forte delle voci e delle reazioni dell'ego o dei pensieri traumatici, basta non sentirsi in colpa e comprendere l'origine dei pensieri, almeno nell'immediato e cercare di eliminare o limitare la reazione emotiva in favore di un approccio più razionale.
Ieri sera ho scritto queste parole:
"Sometimes I just need to reboot myself and forget about what upsets me" e le scrivevo proprio in questo senso, non nel senso di cancellarle e fare finta che non ci siano, ma di limitarne l'impatto e valutarlo.

Comments

  1. Freud riteneva l'Io diviso proprio in tre parti: io, super-io, es; prima ancora in conscio, preconscio e inconscio. Quindi l'istanza dell'io deve per forza emergere da un continuo bilanciamento conflittuale tra tutte queste pulsioni.

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  2. Yep, I know. Ma almeno per me un conto è certe cose leggerle o studiarle un conto certe volte è proprio viverle e sentirle, rendersene conto e non è la prima volta che mi capita quindi è stato una specie di trauma sentirmi di nuovo, è stato spiazzante ma mi può arricchire di tanto perché mentre prima mi lasciavo trascinare da queste voci adesso sto imparando a zittirle e gestirle, senza reprimerle ma cercando di accompagnarle e vivendoci intorno.

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