Sicilianità Letteraria II

Non so bene cosa mi va di scrivere oggi, ma avevo voglia di mettere giù qualche riga!
Ieri ripensavo ad un altro libro di cui potrei parlarvi che, però, ho letto da me, probabilmente spinta da letture collaterali che me lo hanno reso interessante e curioso. 
Si tratta del Mastro-Don Gesualdo di Verga, famoso titolo del ciclo dei vinti che riprende la parabola della sconfitta inaugurata dai Malavoglia, per proiettarla in uno strato sociale leggermente più alto rispetto a quello della famiglia trezzota. Mastro-Don Gesualdo, infatti, è uno di quelli che, qui a Catania, chiameremmo "arripuddutu", ovvero un contadino/manovale arricchito che si diletta nell'amministrazione del proprio denaro e dei propri possedimenti. Mentre, però, l'arripuddutu classico è essenzialmente uno zoticone che mira al lusso sfrenato, Gesualdo rimane fortemente legato alla politica del risparmio e della parsimonia tipici di una classe meno abbiente e, quindi, necessariamente più attenta alle spese. Questo suo muoversi da borghese all'interno di una società formata per lo più da una ormai decadente aristocrazia e da un'orgogliosa e testarda popolanità, lo rende alieno ad ambo le parti, diventa oggetto di scherno o ripudio, nonché anello fondamentale di interessi feudali. 
Senza scendere nei meandri della trama, perché non mi interessa farlo e non sarebbe nemmeno poi così utile ai fini del discorso, posso dire che questo libro lascia in generale un buon ricordo, ma vive la malattia che affligge molti dei testi che rientrino nel canone letterario: è un classico ed in quanto tale, almeno a me, appare limitato.
Probabilmente per qualcuno sto dicendo un'eresia, ovvero una grossissima fesseria, ma non ho potuto fare a meno di pensarlo durante la lettura e spiego immediatamente perché.
Sebbene Verga abbia ritratto alla perfezione una figura a metà fra due mondi che difficilmente, in un passaggio storico come quello ottocentesco, riuscivano a comunicare e ad amalgamarsi accettando i nuovi protagonisti sociali, ovvero i borghesi, trovo che la sua scrittura si sia limitata al Verismo e non sia esplosa laddove tutti gli elementi creavano dei fortissimi presupposti per farlo.
Mi si ripeteranno i cardini dello stile verista, quindi la non intercessione dell'autore, la non introspezione psicologica dei personaggi, la non onniscenza dell'autore, però, mentre nei Malavoglia questo lavoro, almeno per quel che ricordo, risulta abbastanza colorito e popolare, quindi efficace, nel Mastro-Don Gesualdo mutila il protagonista, che non è più una famiglia, ma è un singolo, un uomo che in diversi tratti della narrazione sembra volersi aprire, comunicare, ma annega nuovamente nel circolo vizioso dei suoi affari e di quelli della società. Forse la grandezza di questo libro sta proprio nella maestria di Verga nell'aver dato vita a questa limitatezza, però a me manca qualcosa di Mastro-Don Gesualdo, manca lui, manca come cardine, come svolta che, alla mia percezione, Verga avrebbe voluto attuare, liberandosi dei limiti letterari che si era imposto.
So che può sembrare assurdo, però scrivere un romanzo che rientri poi in un ciclo, che abbia una comune tematica e che si fondi su un preciso stile di narrazione, inevitabilmente crea dei limiti: la scrittura non risulta più libera, ma si auto-condiziona continuamente allo scopo che si è prefissa. 
Mi è dispiaciuto veramente concludere il libro con l'amaro in bocca, non per le vicende di Gesualdo, ma per non essere riuscita a sapere di più, a capire di più, nonostante, gli ultimi momenti risultino alla memoria un po' più liberi e velati dalla malinconia. 
Gesualdo è un solo, che vive da solo sia la sua realtà fittizia che quella letteraria e Verga ha provato simpatia per lui, una simpatia che lo ha tradito più volte e da cui, sembra, abbia deciso di ritrarsi.

A presto!

Comments

  1. Io non ero una cima nello studio e lo facevo controvoglia ma un bel giorno a scuola si parlò di Verga e mi fu imposto di leggere Mastro-don Gesualdo.. da allora me ne sono innamorata e quello è stato l'unico libro che ho riletto almeno 4 volte!
    Ancora adesso è fra i miei preferiti! :)

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    1. Incredibile! :D
      Io non so se riuscirei a rileggerlo, perché mi farebbe soffrire troppo sentire nuovamente le incombenze che gravano su Gesualdo e da cui non riesce affatto a liberarsi!

      Un saluto e grazie del commento! ^_^

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